Quinoa fa rima con fast-food

Quando sei fuori casa affamato, hai poco tempo e non vuoi spendere molti soldi, dove vai di solito? La risposta appare alquanto scontata. Si cerca spesso di discostarsi dall’opzione di andare al fast-food o famose catene di ristoranti, ma non sempre è possibile. Così, si finisce con l’assumere quest’abitudine, che nel tempo può portare a scompensi non indifferenti.

Ma cosa potrebbe cambiare se quest’abitudine di mangiare “fast” fosse mantenuta, ma allo stesso tempo si assumesse cibo sano? Questa è la sfida ambiziosa che l’azienda americana Eatsa ha deciso di affrontare.

Eatsa è un nuovo concetto di ristorante futuristico, dove puoi ordinare tramite un iPad il tuo pasto a base di quinoa (un cereale iperproteico originario del Sud America), il quale verrà servito da uno scomparto a finestra una volta pronto. Tutto interamente automatico, senza l’ausilio di nessun tipo di personale, e cashless, ovvero solo con l’uso della carta di credito. Solo così riescono a tenere prezzi a livelli simil-concorrenziali e tempi d’attesa brevissimi. L’idea sembra affascinante, tuttavia ci sono alcuni punti molto delicati da considerare tra cui: gusto del prodotto, scalabilità del business.

 

 

È ormai risaputo che l’industria dell’Healthy and Sustainable Food coinvolge solo una piccola parte della popolazione mondiale. Il suo fondatore, David Friedberg, ex programmatore Google, dice “Solo il cinque, o forse dieci percento pensa a mangiare sano e per il pianeta. All’altro novanta interessa il prezzo, gusto e mangiare veloce”. Questo è un punto molto delicato e spesso è stato decisivo ad impedire il prosperarsi di catene fast food simili. Tuttavia il suo proprietario ne è consapevole, infatti il motto di Eatsa non centra né con l’ambiente, né con la salute, ma è semplicemente “Better food, faster”. Una sfida alquanto ambiziosa, considerando che molta gente è spinta a rinunciare a questi cibi più per questioni di gusto e tempo che per altri motivi. Per questo, hanno deciso di rimboccarsi le maniche, assumendo full-time un team di biochimici addetti a lavorare sui sapori e consistenze ad un livello molecolare, per sviluppare salse e condimenti che potranno soddisfare anche il consumatore che brama per un Big Mac. Nonostante ciò, esso resta ancora un punto in sospeso, e per poter dire se riusciranno a scalfire i grandi colossi dovremo attendere ancora diversi anni.

Il secondo punto su cui emergono molti dubbi è quanto il business possa espandersi. In un Paese come gli USA, dove il mangiare bene e sano è un continuo ping-pong per il barbaro consumatore, e ogni anno nascono nuove aziende che si promuovono come soluzioni definitive al problema, sembra esserci spazio di manovra. Ma può essere lo stesso per un mercato come quello italiano e europeo, dove le abitudini alimentari hanno alle spalle secoli di culture e tradizioni endemiche? Un altro fattore riguarda la digitalizzazione del Paese, come ostacolo per l’espansione: in America usare la carta di credito, anche per minime transazioni è ormai abitudine comune per la maggior parte degli abitanti. Diversamente è qui da noi, prendendo come esempio il nostro Bel Paese dove, nonostante i recenti progressi, siamo ancora lontani dall’essere interamente digitalizzati. Tuttavia questa sembra essere più una questione di tempo, ma le abitudini e le tradizioni dei Paesi sono sicuramente le cose più difficili da cambiare.

Friedberg, convinto vegetariano e ambientalista, crede di potercela fare a penetrare questo trafficato oligopolio dei fast-food, finora dominato in USA da McDonald’s e simili. “Dobbiamo fare due cose” dice il CEO, “Creare prodotti sufficientemente gustosi da sconfiggere il business della carne fast-food e offrire prodotti sani a prezzi al livello dei nostri competitors”. Al momento una ciotola di Eatsa costa circa sette dollari, senza extra. Ma contano di abbassare il prezzo a meno di 5, dopo che hanno acquistato NorQuin, un’azienda canadese in grado di cresce quinoa in territori più vicini di Bolivia e Perù (dove prima dovevano solamente fornirsi, avendo questi Paesi posto un veto sul rilascio dei loro semi originari).

La sfida rimane ardua, ma la visione che ha il suo fondatore è chiara: far desiderare ardentemente la quinoa in larga scala. Staremo a vedere se ne sentiremo parlare negli anni venturi, nel frattempo se volete avere un parere più obiettivo sulle potenzialità di questo prodotto e non l’avete già fatto, dateci un assaggio!

 

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