Netflix: tre ingredienti per una rivoluzione                                                       

Big data, binge watching e mobile

                                                     

Con oltre 93 milioni di iscritti in oltre 190 paesi che beneficiano più di 125 milioni di ore al giorno di film, serie tv, documentari e lungometraggi, Netflix definisce sé stessa come la principale rete televisiva internet al mondo. Non è autocelebrazione, ma l’inequivocabile realtà. L’azienda di Reed Hastings, Co-Founder e CEO, viene riconosciuta come l’entità disruptive che sta rivoluzionando la televisione e il settore del media entertainment.

È effettivamente così?

Per avere un ordine di grandezza, la portata di Netflix è tale da pianificare, nel medio termine, un investimento strategico di 1,75 miliardi di dollari in oltre 90 produzioni in Europa, tra contenuti originali di produzione propria, co-produzioni e programmi in licenza.

Ciò solleva le domande: come fa la società californiana a possedere una tale potenza di fuoco? Cosa rende Netflix una delle 20 aziende più innovative del pianeta?

E cosa possiamo imparare dal suo modello di business?

Studiando la sua storia e analizzando il suo funzionamento, ho trovato tre ingredienti principali che sono alla base del successo dell’azienda di Hastings.

Il primo è un intelligentissimo e strategico utilizzo dei big data. L’importanza che le grandi moli di dati rivestono oggi (per esempio in tematiche complesse come machine learning e AI) è ben nota, e Netflix si propone come un ottimo esecutore a riguardo. Fin dai primi tempi di attività, quando ancora distribuiva DVD tramite mail e faceva concorrenza a Blockbuster, l’azienda di Hastings ha posto particolare attenzione allo sviluppo dei dati raccolti e al miglioramento dell’algoritmo sottostante, trattando quest’ultimo come un fondamentale asset aziendale. La sua valorizzazione raggiunge il culmine nel 2006 con il c.d. Netflix Prize, un contest aperto con in palio 1 milione di dollari per il miglioramento dell’accuratezza dell’algoritmo del 10%.

Immaginate una tecnologia su cui si investe, che viene aggiornata costantemente per anni, che affianca le decisioni lungimiranti di Reed Hastings traghettando l’azienda attraverso le fasi evolutive del suo business (noleggio DVD by mail, servizio di streaming video e, infine, produzione di contenuti video) e che registra, senza sosta, le preferenze degli utenti, i loro gusti, le ricerche, le valutazioni, su che device guardano i video, i giorni, gli orari. Non sorprende che oggi Netflix sia in grado di porre in essere investimenti milionari su nuove produzioni: perché Hastings&Co. sanno su cosa concentrarsi, sanno cosa genera revenue, sanno cosa può funzionare. Grazie ai big data, l’azienda è in grado di ridurre il rischio di investimento in nuove produzioni. Inoltre, tutto ciò è anche visibile a livello di customer experience, non sono formule sommerse. E’ tutto espresso sulla homepage con “i titoli più visti su Netflix”, “scelti per te”, “perché ho guardato questo titolo”, “i titoli del momento” e altro ancora. La tecnologia sottostante viene tradotta in un’interfaccia esteticamente e funzionalmente efficace. Come spiega Neil Hunt, Chief Product Officer:

Il nostro sistema consiste in una varietà di algoritmi che collettivamente definiscono l’esperienza Netflix”.

Il secondo ingrediente è la creazione di una nuova modalità di consumo dei contenuti video definita come “binge-watching”. È l’utente che decide con quale frequenza, con quali tempistiche e con quale intensità guardare i film o le serie tv. Grazie a un unico rilascio di tutti gli episodi di una serie tv, siamo noi a decidere quando e come guardarli, se esaurirli, per esempio, interamente in una notte, oppure se guardare un episodio al giorno. Combinando questo aspetto con la possibilità di utilizzare Netflix su più dispositivi, cambia in modo sostanziale il nostro rapporto con i contenuti video. Diventa un intrattenimento su cui abbiamo il controllo, non siamo più vincolati al giorno di rilascio di un episodio o (probabilmente in futuro) all’orario di un programma televisivo. Siamo noi a decidere come accedere ai contenuti. Questo elemento è legato, come spesso ricorre nelle grandi innovazioni, a un grande problema sociale nei confronti della televisione: una mancanza di controllo da parte dello spettatore su come la TV programma il nostro tempo. Con Netflix la prospettiva è ribaltata. Come sottolineato anche nella campagna “TV Got Better” in collaborazione con Wired, scritta dall’antropologo Grant McCraken, (articolo QUI), i nostri stili di vita e ritmi lavorativi sono cambiati (smart working, possibilità di lavorare da remoto, imprenditorialità individuale) e, di conseguenza, il nostro tempo libero è diventato più flessibile e soggettivo. La televisione oggi non viene più vista come un’attività passiva, ma come una pratica di visualizzazione attiva, ovvero un modo di gestire il proprio tempo secondo le proprie abitudini, piuttosto che cedere a una programmazione televisiva preimpostata. Netflix sta quindi alterando la percezione stessa della televisione in streaming, associando il futuro del media entertainment a una televisione self-scheduling.

Not just streaming, but bingeing”.

L’ultimo elemento è legato alla possibilità di guardare i contenuti su differenti tipologie di dispositivi, ponendo un particolare focus sul mobile. Tablet e smartphone diventano i device ambasciatori per la diffusione del concetto di “nuova televisione” promossa dall’azienda di Hastings.  L’importanza del mobile (e di tutto il business che viene coinvolto) si sta ormai definendo.

Secondo l’ultimo report di Hootsuite, “Digital in 2017”, “la connettività mobile continua a crescere, insieme alla media di velocità di connessione. Il 55% di tutte le connessioni attive oggi proviene da smartphone ed è probabile che più della metà della popolazione mondiale utilizzi uno smartphone”.

L’azienda di Hastings è consapevole di questo trend e fornisce un’ottima possibilità agli abbonati. È possibile effettuare il download di un contenuto per guardarlo offline su tablet e smartphone, superando così le problematiche di consumo elevato di dati per lo streaming quando non si ha la possibilità di essere connessi a una rete wi-fi. Tutto ciò è incluso nell’abbonamento, non ci sono costi aggiuntivi. In questo modo, l’utente può accedere ai contenuti video preferiti e vivere l’esperienza Netflix più “a cuor leggero”. L’intrattenimento, così, diventa davvero:

anywhere, anytime. Instantly”.

Netflix, dunque, sta guidando una rivoluzione, e noi, nel frattempo, possiamo ricavare 3 takeaways:

      I big data possono essere un asset fondamentale di un business model, ma andrebbero valorizzati e resi human-centered;

      Customer experience is the new black”: al di là di un prodotto o servizio, l’esperienza che costruiamo per l’utente ha un valore altissimo ed è il nuovo campo di battaglia;

      I dispositivi mobile occuperanno uno spazio sempre più importante nello stile di vita delle persone e questo può aprire moltissime opportunità di business.

Staremo a vedere l’evoluzione di questa nuova era televisiva.