LA NUOVA VIA DELLA SETA: NON SOLO CINA

Più di 2000 anni fa iniziavano i primi scambi tra Oriente e Occidente sulla nascente Via della Seta.

Nel 2013 il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping annuncia pubblicamente l’avvio della Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta. È l’inizio di un colossale piano per il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra paesi dell’Europa e dell’Asia, il più grande progetto di investimento mai compiuto prima, che si stima possa superare di ben 12 volte il piano Marshall.

Partendo dai millenari fasti dell’antica Via della Seta, la Cina, candidatasi a leader dell’intera Eurasia, punta a promuovere il suo ruolo nelle relazioni internazionali, stimolando e ridando slancio all’industria e al commercio globale.

Due saranno i cordoni principali di collegamento fra Cina ed Europa: quello terrestre (One Belt), che parte da Xi’an fino ad arrivare in Portogallo, attraverso Asia Centrale e Russia, e quello marittimo (One Road), che collegherà diversi porti dell’Oceano Indiano fino al Mar Mediterraneo.

Ma come sta portando avanti tutto ciò il governo cinese? Come può giovare all’Italia e all’Europa in generale?

Si parte dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, favorendo così i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi. La Cina spenderà miliardi e miliardi di dollari per la realizzazione e la modernizzazione di porti, ferrovie, autostrade, in modo tale da reggere il livello della sovrapproduzione e mantenere alta la crescita economica del Paese.

E qui entra in gioco l’Europa, che può approfittare della contemporanea espansione della politica estera cinese e il protezionismo statunitense sotto la presidenza Trump. La Nuova Via, infatti, non va letta a senso unico, ma anche da ovest ad est.

L’Italia cerca da anni un modo per risollevare la domanda e il mercato, che solo nell’ultimo periodo sta presentando timidi segnali di ripresa. Il miglioramento delle infrastrutture e gli importanti cambiamenti geopolitici in corso sono delle grosse opportunità da cogliere per le nostre imprese, che possono trarre vantaggio dalle nuove prospettive che si stanno aprendo. Le esportazioni dei prodotti italiani di qualità possono raggiungere la Cina, ma anche i paesi dell’Asia in via di sviluppo, con maggiore rapidità ed efficienza. Uno scambio che può andare anche oltre il solo commercio di prodotti. Anche il turismo, la ricerca, i servizi possono trarre un grande beneficio dall’apertura di nuove e più veloci vie di comunicazione.

Una globalizzazione 2.0, un treno da non perdere, l’opportunità per l’Italia di rappresentare un punto cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale. Venezia, Trieste e Genova possono infatti diventare gli ultimi porti di arrivo per le merci destinate al Nord Europa. E i primi porti di partenza per le merci destinate all’Asia!

One Belt One Road coinvolge circa 60 Nazioni, più della metà della popolazione mondiale, tre quarti delle riserve energetiche e un terzo del Prodotto Interno Lordo globale. Sta a noi decidere se mantenere una visione di lungo termine e approfittarne, o decidere di stare chiusi “al sicuro” nel nostro guscio.

 

 

 

Ilaria Bergamo.