It all started with a tweet

È iniziato tutto con un tweet.

Un commento di Jorge Cerda all’articolo ‘Latin American Startups: Eight Gringas to Watch Out For.’

Secondo il web developer nicaraguense gli autori si sarebbero soffermati principalmente su Argentina, Brasile e Cile,

contrariamente a quanto il titolo potesse alludere, tralasciando buona parte dell’America Centrale.

Gli editori non hanno tardato la risposta.

Nessun tweet.

Un biglietto aereo per Managua.

 

Ed ecco cosa ne è venuto fuori.

 

“I do not think Latin America gets the attention it deserves. It must be the most ignored region in the world. It’s the most

undercapitalized region in the world for startups.”

Queste le parole di Julie Ruvolo, direttrice di Lavca (Latin American Venture Capital Association).

L’argomento startup in America Latina seppure poco dibattuto, ha un’impronta e un impatto socioculturale rilevanti.

Com’è che allora non riesce a salire alla ribalta?

 

Iniziamo dai numeri.

41mln di abitanti distribuiti in sette nazioni (Belize, Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica e Panama.) su di

un territorio poco più grande dell’Italia. Il tutto a formare una sostanziale realtà in comune. Disuguaglianza, povertà, diffusa

analfebetizzazione combinate a percentuale di studenti universitari drasticamente bassa costituiscono un consistente limite allo

sviluppo conoscitivo e imprenditoriale. All’interno degli ambienti universitari poi l’ambizione è pietra rara. Prevalentemente per

motivi culturali.

Secondo la web insider guatemalteca Stephanie Falla, la maggior parte delle università educa i propri studenti a lavorare per

qualcun altro. Ciò, amplificato dalla pressione familiare a scegliere carriere già avviate invece che opportunità più rischiose. Nella

crescita delle persone l’influenza familiare rappresenta infatti un forte vincolo. Basti pensare che i giovani centroamericani

lasciano la propria casa tra i 25 e i 30 anni, e finiscono per scegliere “la cosa giusta”, come una posizione prevalentemente sicura

all’interno di un’impresa.

L’imprenditore honduregno Alejandro Corpeno, sottolinea come il problema non sia l’assenza di talento, bensì il fatto che esso

venga risucchiato da compagnie la cui offerta salariale pare soddisfacente.

Entrambi, Stephanie e Alejandro, aprono però, una parentesi sull’eccezione alla regola, raccontando la loro esperienza.

Stephanie si descrive come un’indipendentista. Via da casa già all’età di 17 anni. Un’esperienza che le ha aperto le porte alla

consapevolezza. E non solo. L’incontro con Christian Van Der Henst le apre gli occhi verso la prospettiva internazionale.

Nonostante Christian viva a Buenos Aires, la coppia lavora tuttora insieme alla startup locale pioniera ‘Maestros del Web’, creata

dal primo nel 1997. Il modello di business si basa su una comunità online, prettamente spagnola, che condivide informazioni sul

web e la tecnologia. Il team viaggia oggi in America Latina dando lezioni e conferenze.

Prossimo obiettivo: consapevolizzare.

Alejandro Corpeno, è uno degli imprenditori più importanti dell’America Centrale. Pictour.us, tubabel.com, ed il clone di

Twistore, Blipea, sono startup che si collegano a lui. Ma Alejandro e Stephanie non sono gli unici. Matías de Terzano, ad esempio,

vende Hoteles.com ad Expedia a soli 22 anni.

E con lui tanti altri.

Ma c’è ancora qualcosa che frena il sistema.

Potremmo parlare di assenza di integrazione tra queste nazioni, tanto vicine tra loro quanto lontane. Talmente lontani che a farla

da padrona pare essere la disinformazione. La stessa Stephanie confessa di sapere ben poco di progressi tecnologici nell’ambiente

Panamegno.

Mentre Alejandro rivela la staticità di El Salvador, dove attualmente vive. La stessa realtà vive il Nicaragua, dove Juan Ortega

sottolinea come la mancanza di networking sia causa primaria di tale immobilità.

In questo panorama ben poco dinamico, si inserisce il Costa Rica, la nazione più sviluppata tecnologicamente. Qui, nonostante gli

sviluppatori locali lavorino maggioritariamente per compagnie estere, alcuni stanno iniziando a sviluppare prodotti propri.

Non a caso in Costa Rica hanno luogo The Startup Weekend ed una serie di conferenze annuali chiamate Transcyberiano.

Lo stesso vale per Panama, che beneficia di una serie di iniziative estere, come l’acceleratore AEP, che ha sede a Panama City. Il

AEP è connesso ad un angel network che organizza eventi e competizioni per imprenditori, creando sempre più networking.

A tal proposito Alejandro Corpeno ha creato l’evento WebConf Latino, che dopo un gran esordio in Honduras è diventato

appuntamento annuale. E per abbattere barriere temporali che impedivano partecipazione di panamegni, Alejandro ha replicato a

Panama per la prima volta nel 2012.

Lo scopo principale dell’evento è consapevolizzare i giovani al loro potenziale, mettendoli di fronte a realtà importanti di startup.

 

“They don’t even need to go global: the Spanish-speaking market, for instance, could

represent a great opportunity. Actually, even thinking of Central America would already be

a step forward, in a region that still lacks integration.

What do you think is needed for web startups to blossom in Central America?”