Eppure citavamo Gordon Gekko…

Ho iniziato questo articolo più di tre mesi fa, riscrivendolo una quindicina di volte senza mai uscirne. Solo la scorsa settimana, parlando con un caro amico, sono finalmente riuscito a mettere nero su bianco quello che tutti noi, in quanto futuri manager o imprenditori ci dovremmo portare a casa dalla vicenda delle popolari venete.

Come è andata ormai lo sappiamo: prezzi delle azioni gonfiate, promessa di alti ritorni, mutui concessi senza fare troppe domande a chi acquistava azioni, scarsi controlli e via discorrendo. Poi arriva la crisi, gli immobiliari e i costruttori faticano a vendere le case, le imprese faticano a tirare avanti e chiudono, la gente perde il lavoro. È sempre più difficile ripagare i prestiti ottenuti. Eppure il prezzo delle azioni sale ancora, i dividendi arrivano e quasi viene voglia di investire ancora.

Tutta cambia quando il controllo passa da Banca d’Italia alla BCE. Arriva l’ordine di svalutare: qualcuno finalmente si accorge che i crediti inesigibili sono consistenti e si inizia a rivalutare anche il valore degli istituti. 40€, poi 30, poi sette finché, in meno di due anni, le due banche, un tempo simbolo dello sviluppo industriale del Nord-Est registrano un valore per azione fissato a 10 centesimi. La trasformazione in SPA, la quotazione fallita così come gli aumenti di capitale, il fondo Atlante e la possibile fusione a settembre prossimo. Intanto però c’è chi ha perso tutto e oggi, dopo la proposta di ristore (che peraltro sembra non raggiungerà il quorum), ancora si fatica a chiedersi come siamo arrivati a tutto questo.

Non credo sia giusto entrare nel merito delle scelte sbagliate fatte da protagonisti più o meno consapevoli. Quello che però sta trovando davvero poco spazio nei quotidiani, e che sarebbe forse la risposta più utile per degli studenti universitari che un giorno si troveranno a lavorare in questo ecosistema, è la lezione. Siamo talmente troppo impegnati a trovare responsabili e soluzioni che, da futuri imprenditori e manager quali siamo, non ci fermiamo mai a chiederci che morale possiamo trarre affinché fatti del genere non si ripetano più.

Quello che è mancato nella vicenda “popolari venete” non è solo la vigilanza, né tantomeno il buon senso, aspetti che peraltro sembrano ormai mancare ovunque. Quello che davvero non si è registrato è la consapevolezza.

Tutti citiamo quasi a memoria i famosi discorsi sull’avidità che Gorgon Gekko, protagonista della serie cinematografica Wall Street. Quante volte ci siamo però davvero fermati a riflettere su cosa effettivamente volesse dirci lo squalo creato da Oliver Stone?

Perché di questo si è trattato: avidità. Se poi mi concedono il mutuo perché non dovrei investire nelle loro azioni?

“L’avidità [..] ha improntato lo slancio in avanti di tutta l’umanità.”

Poi però le cose smettono andare bene, qualcosa nel sistema si rompe ma i rendimenti ci sono ancora. Qualcuno forse lo ha detto, a voce bassa ovviamente, ma nessuno ha preso l’iniziativa o, ancor peggio, nessuno era effettivamente in grado di capire fino in fondo che cosa stesse succedendo. E arriviamo al secondo grande monologo, l’avidità come causa della crisi finanziaria globale. È successo tutto in un lampo, tanto che molti ancora non se ne sono resi conto. Non solo era una truffa e ci siamo caduti, mancano anche i responsabili.

“Ehm, qualcuno mi ha ricordato qualche sera fa che una volta ho detto “l’avidità è giusta”… a quanto pare è diventata legge”

Che ci fossero o meno gli strumenti per capire da subito che qualcosa non andava poco importa. Quello che conta è che non ci si è posti la domanda o se lo si è fatto, lo si è tenuto per sè. Può essere vero che non si potesse prevedere un crack di tale entità, ma gli strumenti per capire che qualcosa non andava c’erano. E ammettiamolo, è strano pensare che questi strumenti non dovessero necessariamente provenire dalla finanza, bastavano i ripetitivi aforismi che citiamo su Facebook.

“Qui c’è tutta la fredda verità. È il più grande trasferimento di ricchezza dalla classe lavoratrice ad un pugno di sfruttatori. E succederà ancora, perché tutti quanti in fondo vogliamo sentirci raccontare bugie. Ci piacciono le favole e i sogni!”

Smettiamo di alimentare una già inutile retorica e preoccupiamoci invece di riflettere su ciò che leggiamo, vediamo, ma soprattutto diciamo. Qualcuno ci etichetta come futuri pilastri della società civile, qualcun altro come bamboccioni. Il nostro compito dovrebbe essere quello di capire, avere il coraggio di alzarci davanti ad una platea che non ci conosce e raccontare, con parole semplici, perché la Teldar Carta di turno non è quello che si vede. Perché è vero, Gordon Gekko ha rinunciato a figli e libertà per il denaro ma qualche lezione più umana ed etica ce l’ha lasciata in quelle due pellicole. Se, anche ora, dopo quanto accaduto fuori dai cancelli di casa nostra, non saremo in grado di raccogliere questo insegnamento allora si, ma solo a quel punto, i miliardi di risparmi bruciati saranno definitivamente andati in fumo.