Democratizzare l’arte, l’obiettivo di Feral Horses

Per i profani, il mercato dell’arte ha sempre avuto un fascino particolare. Pur legandosi indissolubilmente

alla nostra storia, infatti, l’arte rimane ancora inaccessibile ai più, un po’ per i prezzi elevati, un po’ perché

di difficile comprensione.

Quello che è però chiaro a tutti, al di là dello sbalordimento che ci coglie ogni qualvolta telegiornali e

quotidiani ci informano che un’opera è stata battuta all’asta per cifre iperboliche, è che l’arte abbia un

prezzo. E questo è legato ad una logica di mercato poggiante su un certo valore qualitativo.

Come molti settori però, anche quello dell’arte sta affrontando le sue sfide con l’innovazione e il digitale. Si

tratta infatti di un mercato maturo che sta cercando nuove modi per reinventarsi ed espandersi. Un trend

che sta prendendo piede molto rapidamente è, ad esempio, il mercato online. Secondo l’ultimo report di

hiscox, il mercato online dell’arte muoverà 9.58 miliardi di dollari entro il 2020.

Ed è proprio in questa opportunità che vorrebbe inserirsi Feral Horses, startup londinese che, proprio in

questi giorni, sta lanciando nel mercato la propria piattaforma di trading per arte contemporanea.

L’azienda nasce dalla brillante idea di quattro giovani imprenditori: Francesco Bellanca (CEO), Lise Arlot

(CMO), Romano Olivieri (Art Director) e Christian De Martin (CFO). PigrecoT ha avuto il piace-re di

partecipare ad un beta testing con quest’ultimo.

La startup, come afferma lo stesso CFO, ha identificato quattro principali sfide caratterizzanti questo

mercato. La mancanza di trasparenza sulle transazioni che rende impossibile capire con precisione quali

siano i trend del mercato; il basso livello di liquidità; le alte barriere all’entrata e, infine, il coinvolgimento

dell’artista. Quest’ultimo attualmente risulta confinato al semplice momento creativo, senza venir

considerato nel ciclo di vendita e postvendita.

Feral Horses si pone come obiettivo quello di affrontare tutte queste sfide. Per quanto riguarda la

trasparenza, digitalizzando il mercato, ha la possibilità di raccogliere e fornire informazioni in tempo reale

sulle variazioni di prezzo nel mercato. La frammentazione della proprietà delle opere nel mercato renderà

possibile aumentare il numero delle transazioni relative alle singole quote, mentre la possibilità di

acquistare quote a partire da 5 euro farà venir meno le barriere all’entrata. Infine, dando la possibilità agli

artisti di tenere alcune quote delle proprie opere, l’associazione dà loro la possibilità di essere parte attiva

delle dinamiche di mercato.

La Start Up londinese dà la possibilità agli artisti di vendere quote delle proprie opere d’arte agli utenti;

ovvero, una persona ha l’opportunità di comprare dallo 0,1% fino ad un 20% della totalità dell’opera. Una

volta conclusa la vendita nel mercato primario (la quale durerà per un massimo di 45 giorni), l’opera si

sposta nel mercato secondario. Lì, gli utenti che hanno precedentemente acquistato delle quote, possono

metterle in vendita decidendone il prezzo. Le opere fisiche vengono gestite dalla startup stessa, la quale

propone l’affitto di queste sia a business sia a privati. L’eventuale ricavo viene distribuito

proporzionalmente tra i proprietari delle quote associate all’opera affittata.

Interessante è il nome della società: Feral Horses. De Martin ha spiegato la scelta di questo nome,

affermando: “è l’emblema della nostra visione del mercato dell’arte. Feral, dall’inglese, significa selvaggio,

specialmente dopo essere stato tenuto in cattività. Similmente il mercato dell’arte per molto tempo è stato

dominato da un élite, che l’ha tenuta in questo stato di cattività. Noi vogliamo democratizzare questo

mercato, rendendolo accessibile ad un numero molto più ampio di attori.”

 

 

Francesco Parigi