Arriva il Made in Italy doc

Stop all’Italian sounding con il disegno di legge Senaldi: la riforma che può rivoluzionare il Made in Italy.

 

Secondo Henry Ford: “qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando”.

Per le imprese italiane questa è la norma che unita a bontà, semplicità e gusto dà origine al marchio Made in Italy.

Nei settori che coinvolgono, abbigliamento, alimentari, automazioni e arredi, l’italianità è da sempre

sinonimo di garanzia.

Per questo parallelamente all’espandersi del Made in Italy a livello internazionale, si è sviluppato l’Italian Sounding, ovvero, la

contraffazione dei prodotti italiani. Questo fenomeno sfrutta strategie di marketing ingannevoli che coinvolgono quasi

esclusivamente il packaging dei prodotti contraffatti. Riferimenti, immagini e segni che evocano l’Italia, vengono riportati sulla

confezione, per indurre il cliente a pensare che il prodotto sia di origine italiana. L’Italian sounding è principalmente di matrice

internazionale ma non manca quello di matrice italiana. Per spiegare in cosa consiste quest’ultimo è però necessario fare una

premessa.

Oggigiorno sul mercato troviamo prodotti garantiti dal marchio “100% Made in Italy” e dal semplice marchio “Made in

Italy”, ma ci siamo mai chiesti veramente che cosa li differenzi? Nella maggior parte dei casi, il consumatore non ne è

consapevole, ma la differenza che intercorre tra questi due segni distintivi è fondamentale. Infatti, se il prodotto riporta

sull’etichetta la dicitura “100% Made in Italy” significa che il disegno, la progettazione, la lavorazione e il confezionamento del

prodotto sono stati compiuti esclusivamente nel territorio italiano, altrimenti, la dicitura “Made in Italy” certifica che in Italia è

avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale. Ciò significa che le altre fasi di lavorazione del prodotto e le materie

prime impiegate possono essere realizzate e provenire da qualsiasi altro paese. Le imprese italiane matrici di Italian sounding

sfruttano proprio questo deficit informativo per ingannare il consumatore, che inconsapevole, acquista i loro prodotti

perché meno costosi rispetto a quelli della concorrenza, senza sapere che non rispettano gli standard del vero Made in Italy.

Secondo Confagricoltura, l’Italian sounding, solo nel settore alimentare, ha un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro l’anno,

che per il bel paese si traduce in 20mila posti di lavoro persi ogni anno e in 1,7 miliardi di euro sottratti alle casse dello stato. Cifre

alquanto ragguardevoli considerata l’attuale situazione di crisi dell’Italia.

Per arginare questo fenomeno, il 31 luglio 2013, il deputato del PD Angelo Senaldi ha presentato alla camera un disegno di legge,

che nel marzo del 2016 è stato approvato in commissione alla camera e ora attende di essere approvato al senato.

Il fulcro di questa proposta di legge è l’introduzione di sistemi di etichettatura Qr-Code, non seriali e non replicabili, che possono

essere letti con il semplice utilizzo dello smartphone. Questo strumento offrirebbe a tutti i consumatori la possibilità di accedere

ad un sistema di tracciabilità delle materie prime impiegate e di ogni fase di lavorazione, con la specificazione delle fasi

interamente realizzate in Italia. Secondo la proposta di legge, le PMI e le associazione di categoria che volontariamente

decidessero di dotare i loro prodotti di questi sistema di etichettatura, potrebbero fruire di contributi e finanziamenti a tasso

agevolato. Inoltre, le imprese produttrici di beni con marchio “100% Made in Italy” avrebbero la possibilità di far parte di un

apposito albo, istituito presso l’ufficio marchi e brevetti del Ministero dello sviluppo economico, con lo scopo di tutelare la loro

produzione.

Qualora il disegno di legge Senaldi fosse approvato, i benefici sarebbero molti e andrebbero a

interessare tutta l’economia reale.

Innanzitutto, aumenterebbero le vendite e le esportazioni di prodotti italiani e di conseguenza

anche la produzione. Per produrre di più le imprese avrebbero necessità di più forza lavoro e ciò potrebbe contribuire a

creare ben oltre 100.000 unità di lavoro in più.

Da non dimenticare sono i benefici che ne trarrebbe lo stato con un aumento del gettito fiscale, proveniente sia da imposte dirette

che indirette.

 

In poche parole, questa proposta di legge potrebbe dare inizio ad una piccola ripresa in Italia e favorire la rinascita di un mercato

in cui le imprese sarebbero propense ad investire ed operare.

 

 

 

 

 

 

 

Jessica Canal